news Contributi & CommentiIl 14 ottobre 2026 Eurostat ha pubblicato i dati sulla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche riferiti al 2024. Nell’Unione europea sono stati raccolti 12,3 chilogrammi di RAEE per abitante, contro 32,4 chilogrammi di nuove apparecchiature immesse sul mercato nello stesso anno. La raccolta aumenta di 0,7 chilogrammi rispetto al 2023, ma il confronto fra le due grandezze richiede una distinzione decisiva: il divario non coincide automaticamente con una quantità di rifiuti sottratti alla gestione regolare.
Le apparecchiature acquistate in un anno non diventano tutte rifiuti nello stesso periodo. Eurostat richiama, fra le ragioni dello scarto, la permanenza dei prodotti in uso, l’accumulo nelle abitazioni e i flussi non monitorati. Segnala inoltre possibili sottostime sia dell’immesso sia dei RAEE raccolti, connesse anche al commercio online transfrontaliero e ai produttori non conformi. Sono limiti che impediscono di trasformare una semplice sottrazione in una misura dell’evasione degli obblighi EPR.
Il parametro giuridico è diverso. L’art. 7, paragrafo 1, della direttiva 2012/19/UE prevede, dal 2019, un tasso minimo del 65% rispetto al peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti, oppure dell’85% rispetto ai RAEE generati nel territorio dello Stato. Nell’ordinamento italiano il riferimento è l’art. 14, comma 1, lettera c), del D.Lgs. 49/2014; il comma 3 attribuisce a ISPRA il monitoraggio. Il rapporto fra raccolta 2024 e immesso 2024 non riproduce quindi il primo indicatore.
Nell’approfondimento metodologico Eurostat indica per il 2024 un tasso UE del 39%, calcolato sulla media dell’immesso 2021–2023. È questo confronto, e non quello fra i soli valori dell’anno, a evidenziare la distanza dal 65%. L’aggregato europeo comprende stime per dati mancanti; la pubblicazione segnala stime anche per l’Italia. Il dato descrive un risultato di sistema e non accerta, da solo, l’inadempimento di una specifica impresa o di un determinato consorzio.
Il fotovoltaico rende particolarmente importante leggere correttamente il denominatore. Eurostat individua le apparecchiature di grandi dimensioni, comprendenti i pannelli, come principale componente della crescita dell’immesso nel periodo 2015–2024. Un’espansione delle installazioni può aumentare il peso delle apparecchiature ancora in esercizio senza generare subito un flusso equivalente di moduli a fine vita. Questa considerazione spiega un problema di comparabilità temporale; non introduce un’esenzione dagli obblighi e non permette di separare, dal totale pubblicato, una quota di raccolta specificamente fotovoltaica.
Per i sistemi EPR, l’implicazione organizzativa è confrontare dati omogenei: categorie di apparecchiature, periodi, provenienza dei rifiuti e canali di raccolta. Anche una crescita dei quantitativi gestiti può coesistere con un peggioramento dell’indicatore se il denominatore cresce più rapidamente. L’analisi dovrebbe quindi spiegare entrambi i movimenti, evitando che un unico numero venga utilizzato indifferentemente per rappresentare capacità industriale, intercettazione dei rifiuti e adempimento normativo.
Per gli impianti, il peso trattato o avviato a recupero non è intercambiabile con quello raccolto ai fini dell’obiettivo. I risultati dipendono da fasi diverse della filiera. Una buona resa di trattamento valorizza i materiali effettivamente ricevuti, ma non dimostra che i rifiuti generati siano stati intercettati in misura adeguata. Viceversa, il divario di raccolta non autorizza a svalutare senza analisi le prestazioni tecniche degli impianti.
La pubblicazione non modifica scadenze, contributi o sanzioni. Offre però un elemento per valutare le politiche EPR: l’obiettivo deve restare verificabile e accompagnato da dati capaci di distinguere ritardi fisiologici del fine vita e lacune della raccolta. Attribuire tutto lo scarto ai canali irregolari è una conclusione non dimostrata; ricondurlo interamente alla durata dei prodotti lo sarebbe altrettanto. Per la filiera, la priorità è rendere documentabili le componenti del divario prima di tradurlo in nuove richieste economiche o in giudizi sulle responsabilità dei singoli operatori.
Fonti e riferimenti
Eurostat, comunicazione del 14 ottobre 2026 sui RAEE raccolti nel 2024: quantitativi pro capite, variazione sul 2023, crescita delle grandi apparecchiature nel 2015–2024 e limiti dei dati illustrati nelle note metodologiche.
Eurostat, statistiche sui RAEE, aggiornamento ottobre 2026: tasso UE del 39%, denominatore riferito all’immesso 2021–2023, stime per dati mancanti e per l’Italia, distinzione fra raccolta e successive operazioni di gestione.
Direttiva 2012/19/UE, testo consolidato all’8 aprile 2024, art. 7, paragrafo 1, secondo comma: obiettivi alternativi del 65% dell’immesso medio nel triennio precedente e dell’85% dei RAEE generati.
D.Lgs. 14 marzo 2014, n. 49, art. 14, comma 1, lettera c), e comma 3, come integrato dalla legge 3 maggio 2019, n. 37, art. 19, comma 1, lettera a): obiettivi nazionali e monitoraggio ISPRA.
D.Lgs. 49/2014, art. 19, comma 2: criterio di calcolo degli obiettivi di recupero, distinto dal tasso di raccolta.

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