news Contributi & CommentiUn impianto autorizzato non è ancora una filiera economicamente sostenibile. È il problema industriale che emerge dalla memoria del Consiglio nazionale delle ricerche acquisita dal Senato nell’audizione del 20 ottobre 2026 sul riutilizzo e recupero delle batterie agli ioni di litio. Il documento affianca alle difficoltà tecnologiche e autorizzative due fattori decisivi per chi investe: volumi di batterie a fine vita ancora limitati e prezzi delle materie prime volatili. La conseguenza, secondo il CNR, è una redditività iniziale debole, proprio mentre occorre finanziare investimenti elevati.
Il punto merita attenzione perché sposta il confronto dalla sola capacità nominale degli impianti alla loro effettiva alimentazione. Accelerare un’autorizzazione può ridurre i tempi di realizzazione; non garantisce però che arrivino quantità sufficienti, con caratteristiche compatibili con il processo e condizioni economiche sostenibili. Per un riciclatore, la continuità dei conferimenti e la possibilità di vendere i materiali recuperati diventano quindi parti della stessa decisione di investimento.
La memoria propone di fare dell’Italia un polo europeo per il trattamento e il recupero dei metalli dalla black mass, favorendo i flussi di batterie e materiali da altri Paesi dell’Unione. Ma il richiamo alle opportunità industriali è accompagnato da una diagnosi prudente: le chimiche cambiano, le batterie sono complesse e il recupero efficiente del litio resta una difficoltà tecnica. Secondo il CNR servono processi flessibili e sviluppo tecnologico continuo. Ne deriva una cautela per i piani industriali: dimensionare un impianto su un’unica composizione del materiale in ingresso può esporlo a un rischio di obsolescenza, oltre che di insufficiente utilizzo.
Fra gli interventi suggeriti compare il sostegno ai costi operativi dei primi anni, quando i volumi disponibili sono ancora ridotti. È una proposta diversa dal solo contributo alla costruzione: riguarda la tenuta dell’attività durante l’avvio industriale. Per valutarla, il nodo sarebbe collegare l’eventuale sostegno a risultati verificabili, evitando che compensi indefinitamente un modello privo di sbocchi. Quantità effettivamente trattate, continuità dei conferimenti e qualità dei materiali recuperati offrirebbero indicatori più utili della sola capacità installata. Si tratta di una valutazione delle possibili scelte pubbliche, non di condizioni di un incentivo già approvato.
Ancora più concreta è la proposta di accordi commerciali con le fabbriche europee di batterie e di circuiti chiusi tra produttori e riciclatori. Il CNR richiama la stabilità degli accordi di ritiro e la chiarezza dei criteri di accettazione. Il problema contrattuale è dunque doppio: assicurarsi il materiale da trattare e definire chi acquisterà quello recuperato. Quantità, specifiche qualitative e gestione delle variazioni di prezzo diventano elementi da negoziare prima dell’avvio, non dettagli da risolvere quando l’impianto è già operativo.
Più delicata è l’ipotesi, avanzata nella memoria, di riconoscere la black mass come prodotto attraverso l’End of Waste, per agevolarne la circolazione. Va letta come proposta: la sua presentazione al Senato non modifica la qualificazione giuridica dei materiali. L’articolo 184-ter, comma 1, del decreto legislativo 152/2006 collega la cessazione della qualifica di rifiuto a un’operazione di recupero e al rispetto dei criteri specifici applicabili, fondati sulle condizioni relative a destinazione d’uso, mercato, requisiti tecnici e protezione dell’ambiente e della salute. Il solo valore commerciale, quindi, non esaurisce la verifica. Una semplificazione credibile dovrebbe chiarire qualità e destinazioni ammissibili, anziché far coincidere automaticamente materiale vendibile e prodotto.
L’audizione non introduce nuovi obblighi né rende disponibili nuovi finanziamenti. Offre però un criterio per distinguere gli annunci di capacità da progetti industriali solidi: insieme all’impianto devono reggere approvvigionamento, processo e vendita dei materiali. È su questo collegamento che produttori, sistemi di gestione e riciclatori possono misurare la concretezza di una filiera italiana delle batterie.
Fonti e riferimenti
Senato, 8ª Commissione: audizione del 20 ottobre 2026 e memoria del Consiglio nazionale delle ricerche, in particolare le sezioni sulle barriere e sui possibili interventi, pagine 12–15.
Articolo 184-ter del D.Lgs. 152/2006, testo riprodotto nella Gazzetta Ufficiale del 13 maggio 2025, supplemento ordinario n. 16, pagina 35, condizioni generali per la cessazione della qualifica di rifiuto.

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